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IL PRIMO

Castello

Capitolo II

La famiglia nobile aostana Porta Sancti Ursi si trasferisce nel castello di Quart segnando l’inizio della Signoria di Quart e di una nuova fase di crescita. Divenuta feudataria dei Savoia, la casata eredita in Valpelline i domini dei Signori di Oyace. Dopo vari indebitamenti, nel 1377 la storica stirpe dei Quart si estingue lasciando ai Savoia un ingente patrimonio accumulato in quasi tre secoli di potere.

note

info

Visualizzazione cartografica del Ducato di Aosta datata 1691.

Una rappresentazione cartografica datata 1691 della parte occidentale della Valle d'Aosta. Risalendo dalla posizione centrale della città di Aosta è riconoscibile nei pressi del borgo di Roisan, l'inizio della conca della Valpelline e la località di Oyace, in prossimità del confine con il Valais svizzero.

2.1

ESPANSIONE E DECLINO

Dopo l’estinzione della casata rurale dei Signori di Oyace, i Savoia ordinano di smantellare il loro castello. I de Porta Sancti Ursi, divenuti Signori di Quart, acquisiscono molte proprietà nella Valpelline, inclusa la torre ottagonale di Ayacy.

La probabile ricostruzione del castello nell’insediamento fortificato di Quart, intorno al 1185, da parte della famiglia Porta Sancti Ursi di Aosta —Signori di Quart— testimonia la volontà della casata di estendere i possedimenti lungo l’asse del torrente Buthier fino al versante alpino della Valpelline. La costruzione del castello è quindi legata al consolidamento dei poteri territoriali in ottica di affermazione giurisdizionale, data anche dagli stretti legami con il potere vescovile aostano e svizzero. La concomitante edificazione del castello di Ayacy (Oyace) e della sua torre ottagonale (1187), poi ereditati dall’estinzione dei Signori di Oyace, rientra quindi in questa tendenza strategica di occupazione del suolo della vallata. Nel 1252, il Conte di Savoia Amedeo IV celebra ufficialmente l’infeudazione in favore di Jacques de Quart. Il simultaneo fervore costruttivo nella regione alpina testimonia inoltre un intenso contatto tra le famiglie locali e le maestranze specializzate, “i magister cementarius”, che operavano per i Savoia su tutte le strutture militari nei loro domini, apportando nei cantieri sistemi costruttivi peculiari riscontrabili trasversalmente nelle torri valdostane di Châtel-Argent, Montmayeur, Bramafam, Tourneuve e Brissogne. Forse per una revisione strategica degli equilibri regionali legati ai vassallaggi, i Savoia pretendono lo smantellamento del “castrum de Ayacy”, chiedendo di fatto la demolizione del sito di Oyace. Verosimilmente, la torre viene risparmiata.

AYACY AESCI OYCE OYACY

approfondimento

info

Vari documenti citano Oyace con i toponimi variabili di Ayacy, Aesci, Oyce, Oyaci, Oiasse. Un documento del 1197 cita inoltre l’area fortificata come oggetto di una donazione di terreni indirizzata alla chiesa di Sant’Orso di Aosta. Sul territorio di Ayacy, testimonianze scritte certificano il pagamento di tributi agli originari Signori locali e la probabile loro dipendenza da vincoli vassallatici, forse proprio nei confronti della famiglia aostana de Porta Sancti Ursi, futuri proprietari della torre e di altre estese proprietà nella Valpelline. 

Interpretazione in forma di emblema dell'attuale gonfalone del Comune di Oyace.

2.2

Due secoli di potere

Dopo l’estinzione della casata rurale dei Signori di Oyace, i Savoia ordinano di smantellare il loro castello. I de Porta Sancti Ursi, divenuti Signori di Quart, acquisiscono molte proprietà nella Valpelline, inclusa la torre ottagonale di Ayacy.

1187

I signori di Oyace costruiscono il castello di Ayace erigendo una caratteristica torre ottagonale.

1197

Il castello di Oyace è formalmente citato in un documento attestante  una donazione terriera. Nei decenni successivi, forse per motivi di antagonismo politico, la fortificazione è smantellata per ordine dei Savoia

1252

La famiglia aostana de Porta Sancti Ursi, Signori di Quart, è infeudata dal Conte Amedeo IV di Savoia.Il loro patrimonio territoriale include il dominio di Oyace e altri possedimenti in Valpelline, incluse le località di Douses, Ollomont e Bionaz.

1288

I signori di Quart diventano devitori del Conte Amedeo V di Savoia.Per saldare i pagamenti, sono costretti a impegnare i castelli di Quart, di Brissogne, la casaforte famigliare di Aosta e i provendi del sito di Oyace.

1377

Con la morte di Henry De Quart, la storica casata nobile si estingue.Il loro imponente patrimonio fondiario, esteso anche oltre il confine con la Svizzera, è acquisito dai Savoia.

Dopo l’estinzione della casata rurale dei Signori di Oyace, i Savoia ordinano di smantellare il loro castello. I de Porta Sancti Ursi, divenuti Signori di Quart, acquisiscono molte proprietà nella Valpelline, inclusa la torre ottagonale di Ayacy.

Castelli, torri e caseforti diventano una forma diffusa di controllo sulle vallate.

Il castro originario

Ayacy

Signori di Oyace

L'unica superstite del declino

approfondimento

info

Considerata la limitata disponibilità di superficie edificabile sul promontorio, è verosimile ritenere che il castello dei Signori di Oyace fu edificato sviluppando una struttura fortificata in direzione opposta alla torre, probabilmente a circa un centinaio di metri dentro l’attuale bosco. La cinta muraria poteva quindi essere suddivisa in almeno due portoni di accesso, separando l’area della torre da quella prettamente abitativa. Le informazioni sulla casata rurale di Oyace purtroppo sono estremamente limitate: non è infatti giunta alcuna testimonianza dell’aspetto del castro originale né è noto il loro stemma famigliare dopo l’estinzione della stirpe.

L’ascesa della potente casata francese dei Savoia—interessata a consolidare la sua giurisdizione e ad espandersi in nuovi territori— influenzerà radicalmente gli equilibri di potere della regione creando contrasti politici, alleanze e conflitti militari.

Alleanze, tattica, espansione: i Savoia continuano a crescere quasi incontrastati come potenza territoriale primaria. Le casate valdostane si interrogano, si coalizzano, ma si scontrano reciprocamente nell'inseguire il controllo di una regione che inevitabilmente è destinata al dominio della dinastia sabauda, confermando il piano di una visione strategica plurisecolare.

La torre di

Ayacy

Capitolo III

Derivata dalla sezione argentea, si erge solitaria e fiera sopra la roccia come una vetta geometricalmente arficiale: è la tornalla. Otto lati, con vista su tutte le vie di frontiera. È una struttura, ma anche una sentinella, un monumento della Valpelline, un caso di studio unico per valore storico e architettonico.

3.1

SIMBOLO E SENTINELLA

Tra la fine del XII e la metà del XIII secolo, la Valle d’Aosta è teatro di lotte per il controllo del territorio, in un'epoca di espansione demografica e crescita economica. Castelli e torri diventano strumenti di dominio strategico, simboli del potere signorile e della crescente influenza dei Savoia.

In una regione strategica come la Valle d’Aosta, frontiera di Francia, Svizzera e Italia, lo scontro di potere nell’amministrazione del territorio riguarda principalmente il rapporto conflittuale tra i possedimenti terrieri, storicamente affetti da sovrapposizioni di poteri e dispute patrimoniali in particolare tra il Conte di Savoia, i visconti (ovvero le famiglie locali rappresentanti del Conte) e l’influente vescovo di Aosta. Il perpetuo clima di attriti amministrativi genera nelle vallate ripercussioni relazionali caratterizzate da contrasti e favoritismi in base alle fazioni di appartenenza delle relative famiglie nobili interessate a visibilità e protezione. Clima di antagonismi, la famiglia rurale dei Signori di Oyace, primi proprietari della torre, e poi la storica casata urbana Porta Sancti Ursi di Aosta —futuri proprietari dei domini in Valpelline—, sono identificati come soggetti vicini alla sfera di influenza ecclesiastica di Aosta, in potenziale conflitto con il desiderio di egemonia dei Savoia e dei loro vassalli assoggettati. Nel 1191, con la redazione della “Carta della Franchigie”, i Savoia formalizzano azioni di emarginazione politica in particolare ai vassalli del vescovo, inclusi i Signori di Oyace e i membri della famiglia dei De Porta Sancti Ursi. Oltre alla sede patrimoniale centrale in città, la torre della Porta Sant’Orso (edificata sulle strutture della Porta Praetoria, la più importante della città romana), la famiglia deteneva un ampio patrimonio fondiario nel territorio di Quart, futura sede della Signoria, e in Valpelline (allora Valle di Eacy) dove sorge la torre di Oyace, estendendosi con proprietà anche oltre le alpi, nel distretto svizzero di Entremont.

Descrizione tecnica

Figura ottagonale

struttura

Artificiale ma creata dalla roccia

approfondimento

info

L'ottagono, forma universalmente nota nel Medioevo e costante in svariate architetture religiose o militari, collegato a edifici sacri, proviene dalla cultura ellenistica e, nell'epoca imperiale romana, appare in monumenti e nelle torri a difesa delle porte d'ingresso o delle mura di cinta. Con l'avvento del cristianesimo, il motivo ottagonale si lega indissolubilmente al battistero, struttura con funzione specifica. La simbologia dell’otto, legata al rito della Resurrezione, sottende il concetto di rinascita e purificazione, ritrovato anche nei mausolei. La vasca battesimale e l’acqua materializzano la purificazione di corpo e spirito, assicurando la vita eterna ai credenti. Il vincolo tra figura geometrica e rito, prima nell’architettura romanica e poi in quella gotica, raggiunse un alto livello di ricerca compositiva, dando vita a eccellenze architettoniche.

MATERIALE COSTRUTTIVO

ROCCIA LOCALE

3.2

Struttura

Profilo ottagonale, 12 metri di altezza, accesso sopraelevato, sommità rivestita in laterizio, merlatura, latrina integrata e dettagli costruttivi definiscono una struttura fortificata singolare e innovativa tra le più antiche note in Europa Occidentale.

In una regione strategica come la Valle d’Aosta, frontiera di Francia, Svizzera e Italia, lo scontro di potere nell’amministrazione del territorio riguarda principalmente il rapporto conflittuale tra i possedimenti terrieri, storicamente affetti da sovrapposizioni di poteri e dispute patrimoniali in particolare tra il Conte di Savoia, i visconti (ovvero le famiglie locali rappresentanti del Conte) e l’influente vescovo di Aosta. Il perpetuo clima di attriti amministrativi genera nelle vallate ripercussioni relazionali caratterizzate da contrasti e favoritismi in base alle fazioni di appartenenza delle relative famiglie nobili interessate a visibilità e protezione. Clima di antagonismi, la famiglia rurale dei Signori di Oyace, primi proprietari della torre, e poi la storica casata urbana Porta Sancti Ursi di Aosta —futuri proprietari dei domini in Valpelline—, sono identificati come soggetti vicini alla sfera di influenza a torre della Porta Sant’Orso (edificata sulle strutture della Porta Praetoria, la più importante della città romana), la famiglia deteneva un ampio patrimonio fondiario nel territorio di Quart, futura sede della Signoria, e in Valpelline (allora Valle di Eacy) dove sorge la torre di Oyace, estendendosi con proprietà anche oltre le alpi, nel distretto svizzero di Entremont.

PIANO TERRA

Alla base, nel primo vano, la superficie calpestabile è di 9,35 m2, mentre l'altezza non superava i 3,30 m. Questo livello poteva essere unicamente servito da una scala lignea percorribile da un varco nella pavimentazione del piano superiore ed essere sfruttato come magazzino sottostante la porta di accesso.

00

PRIMO PIANO

Il piano superiore costituiva l'ambiente di accesso alla torre con un piano calpestabile di 11,37 m2, cui si aggiungevano 1,44 m2 del vano d'ingresso ricavato nello spessore dei muri, e uno sviluppo in altezza di poco inferiore ai 3 m. La porta d'ingresso (H 190 x L 80 cm) è collocata al centro del lato esposto a sud a sorveglianza della Valle, in direzione di Aosta.

01

SECONDO PIANO

L’ultimo livello ha una superficie calpestabile di oltre 13 m2. Lo sviluppo ridotto in altezza (circa 2 m) ne caratterizza la funzione di vano interlocutorio tra l'ingresso e la parte sommitale della torre. Anche questo spazio, sprovvisto di feritoie, doveva prevedere una botola, raggiungibile tramite una scala lignea, che consentiva di arrivare in cima alla torre.

02

PIANO SOMMITALE

La funzione particolare dell’attico sommitale è dimostrata dalla scelta singolare di collocare a sostegno della pavimentazione sei travi lignee, nonostante la stessa area di superficie calpestabile (circa 13 m2) del vano inferiore. Per l'accesso a tale livello è immaginabile la presenza di una botola, incassata nel punto più elevato della superficie inclinata per l’intero spessore della pavimentazione. I merli, se esistenti, dovevano insistere su ognuno degli spigoli ed elevarsi di circa 1 metro.

03

Una valle contesa tra dominio e resistenza. I Savoia impongono il loro controllo, mentre le antiche casate locali lottano per la sopravvivenza. Castelli e torri diventano simboli di potere in una guerra silenziosa fatta di alleanze, tradimenti e conquiste.

3.3

PERCHé OTTAGONALE

L'ottagono rappresenta una forma universalmente nota nel Medioevo e una costante in svariate architetture religiose o militari: collegato a edifici sacri, giunge dalla cultura ellenistica e poi nell'epoca imperiale romana appare come motivo in vari edifici di carattere monumentale e trova utilizzo nelle torri a difesa delle porte d'ingresso o nelle mura di cinta .

La volontà di adottare la forma geometrica dell’ottagono a livello costruttivo costituisce una scelta planimetrica che accentua la complessità esecutiva del progetto, soprattutto considerando le proprietà altimetriche e la morfologia irregolare del promontorio roccioso di Oyace. Collocando l'analisi dell’impianto costruttivo nella contesto cronologico e geografico medievale, la tornalla assume il carattere singolare di un’anomalia architettonica, interpretando il motivo geometrico in un fattore di originalità o, addirittura, come l’espressione di un segno di seconda metà del Duecento la presenza di torri ottagonali è gradualmente sostituita dalle fortificazione a pianta circolare, esistono casi dove l'impiego delle forme poligonali diviene esercizio di un sapere costruttivo metodico e un fenomeno di ricerca estetica e di imitazione trasversale in vari territori e culture. Oltre a essere una caratteristica dell'architettura religiosa cristiana, in particolare per i battiseri, l’uso della planimetria ottagonale trova esempi importanti in ambito di costruzioni militari con esempi cardinali nella Tour de César (Provins), la vicina torre di Vex (nel Valais svizzero, nota per la sua similarità con Oyace), la torre ottagonale di Chivasso e appartenenza tribale di una comunità. Nei territori sotto il dominio dei Savoia, l’utilizzo delle torri ottagonali è documentato nel Castello di Saint Georges d’Espéranche (Isère-Rhône-Alpes), costruito da Filippo I di Savoia tra il 1268 e il 1274 con quattro torri ottagonali agli angoli: questo sembrerebbe costituire l'unico altro esempio di questa forma planimetrica nel corso del Duecento all'interno dei territori savoiardi, merito del maestro costruttore Magister Iacobus de Sancto Georgio, detto Master James, operativo nella contea sabauda  e in seguito in Galles agli ordini del re Edoardo I.

note

info

Visualizzazione architettonica ricostruita
della torre di Oyace

Con l'avvento del cristianesimo il motivo dell'ottagono si lega indissolubilmente con la struttura caratterizzata per una specifica funzione: il battistero. La simbologia del numero otto ha un forte legame con il rito della Resurrezione ed è sottesa al concetto di rinascita. Certamente il diffondersi dei battisteri e l'edificazione di cappelle o basiliche diede impulso allo sviluppo e all'elaborazione della forma planimetrica come nozione di rinascita e di purificazione ritrovata anche una nella diretta espressione dei mausolei. . La vasca battesimale e la sua stretta relazione con un elemento primario come l'acqua, materializzò il concetto della purificazione del corpo e dello spirito, assicurando la vita eterna ai credenti. Il vincolo tra figura geometrica e rito del battesimo gli edifici battesimali, prima nell'architettura romanica, poi in quella gotica a raggiungere un alto livello di ricerca ed elaborazione compositiva, concependo eccellenze architettoniche.

Qui si ferma, forestiero, il nostro cammino —ma non la nostra memoria. Sulle rovine che furono architettura e simbolo di un mondo remoto, resta ancora oggi la torre dell'antica Ayacy, sentinella della Valpelline. Raggiungila.

La torre è tuttora visibile e raggiungibile attraverso un breve sentiero immerso nei boschi, proseguendo poco dopo il Municipio di Oyace.

Una valle in

Discordia

Capitolo I

Durante il Medioevo, la regione alpina oggi conosciuta come Valle d’Aosta rappresentava un’area transfrontaliera di straordinaria importanza strategica. Posizionata al confine tra Italia, Francia e Svizzera, la valle era controllata da svariate famiglie della nobiltà rurale locale divise in fazioni rivali.

1.1

Dominio e controllo

Per rafforzare il potere sul territorio, alcune casate costruiscono torri e fortificazioni alcune volte in accordo e altre in contrasto con l’egemonia dei Savoia. Pascoli, coltivazioni e proprietà terriere diventano beni strategici e la presenza di questi edifici certifica in senso materiale il possesso di una circoscrizione signorile.

Tra la fine del XII e la metà del XIII secolo, in Europa si assiste a un periodo di crescita demografica associata a un momento climatico favorevole. Territorio strategico per le frontiere transalpine, la regione della Valle d’Aosta è caratterizzata da dispute di potere tra diverse fazioni signorili. In questa fase di sviluppo socio-economico, le famiglie aristocratiche locali subiscono importanti frazionamenti patrimoniali dovuti alla ramificazione dei lignaggi e ai crescenti contrasti con il dominio della dinastia dei Savoia, determinata a incrementare l'autorità giuridica e il controllo della regione valdostana attraverso un capillare regime di vassallaggio e di sottomissione. La conquista di ampi spazi agricoli e di pascoli, anche a quote elevate, rappresenta una priorità strategica al fine di garantire proprietà terriere, opportunità di espansione e ingenti redditi. Castelli e torri diventano una forma diffusa di controllo sulle vallate, caratterizzandosi come espressione prediletta del potere della nobiltà rurale della Valle dal forte significato simbolico, politico e sociale.

note

info

Mappa della Valle d'Aosta con raffigurate le signorie presenti verso la metà del XIII secolo.

Una mappa esemplificativa di come poteva apparire l’area geografica dell’attuale Valle d’Aosta verso il 1250, con i territori e le vallate amministrate dalle rispettive famiglie nobili locali. Originariamente parte marginale dei territori compresi nella Contea di Savoia, nei due secoli successivi la regione sarà quasi integralmente sottoposta al controllo diretto della casata sabauda.

luogo:

oyace, valle d’aosta, italia

Altitudine:

1100-1400 metri

ABITANTI:

200+

Agricoltura e vita di montagna

approfondimento

info

Per motivi di altitudine e di ridotta esposizione solare, le colture delle comunità della Valpelline ospitavano quasi esclusivamente campi di segale e, secondariamente, di avena e di orzo. Molto raramente, e solo in presenza di stagioni miti, era forse plausibile sostenere la maturazione di una modesta quantità di frumento.

1.2

POTERI CONTESI

I rapporti contrastanti tra le varie casate e i Savoia alterano le relazioni di potere portando a discriminazioni e favoritismi. Tra la nobiltà locale, I De Porta Sancti Ursi di Aosta, divenuti Signori di Quart, emergono come famiglia di particolare rilievo costruendo relazioni anche con il potere vescovile.

In una regione strategica come la Valle d’Aosta, frontiera di Francia, Svizzera e Italia, lo scontro di potere nell’amministrazione del territorio riguarda principalmente il rapporto conflittuale tra i possedimenti terrieri, storicamente affetti da sovrapposizioni di poteri e dispute patrimoniali in particolare tra il Conte di Savoia, i visconti (ovvero le famiglie locali rappresentanti del Conte) e l’influente vescovo di Aosta. Il perpetuo clima di attriti amministrativi genera nelle vallate ripercussioni relazionali caratterizzate da contrasti e favoritismi in base alle fazioni di appartenenza delle relative famiglie nobili interessate a visibilità e protezione. Clima di antagonismi, la famiglia rurale dei Signori di Oyace, primi proprietari della torre, e poi la storica casata urbana Porta Sancti Ursi di Aosta —futuri proprietari dei domini in Valpelline—, sono identificati come soggetti vicini alla sfera di influenza ecclesiastica di Aosta, in potenziale conflitto con il desiderio di egemonia dei Savoia e dei loro vassalli assoggettati. Nel 1191, con la redazione della “Carta della Franchigie”, i Savoia formalizzano azioni di emarginazione politica in particolare ai vassalli del vescovo, inclusi i Signori di Oyace e i membri della famiglia dei De Porta Sancti Ursi. Oltre alla sede patrimoniale centrale in città, la torre della Porta Sant’Orso (edificata sulle strutture della Porta Praetoria, la più importante della città romana), la famiglia deteneva un ampio patrimonio fondiario nel territorio di Quart, futura sede della Signoria, e in Valpelline (allora Valle di Eacy) dove sorge la torre di Oyace, estendendosi con proprietà anche oltre le alpi, nel distretto svizzero di Entremont.

Amedeo VI

Amedeo IV

Tommaso I

Umberto I

1134

1197

1178

980

Detto il Conte Verde, fedele al Re di Francia, combatté contro l’Inghilterra, i turchi e i bulgari. In Valle d’Aosta, acquisì le proprietà dei Signori di Quart dopo l’estinzione della loro stirpe.

Figlio primogenito di Tommaso I, infeuda la famiglia nobile aostana dei De Porta Sancti Ursi sul territorio di Quart e della Valpelline.

Nel 1191 concede la Carta delle Franchigie agli abitanti di Aosta e negozia con il potere vescovile locale i limiti comitali sulla valle.

Capostipite della famiglia Savoia, detto Biancamano, fu conte di Moriana, Belley e di Aosta.

1383

1253

1233

1056

Famiglie nobili valdostane

Città di Aosta

De Porta Sancti Ursi

De Porta Sancti Ursi

approfondimento

info

Il capostipite originario della futura casata dei signori di Quart e poi di Verrès, è stimato essere Pierre de Porta Sancti Ursi, citato nei documenti tra il 1100 e il 1125. La sostituzione del patronimico originario a “de Quart”, e l’edificazione della struttura incastellata nell’omonimo feudo rispecchiano le difficoltà riscontrate della casata nell’ambiente cittadino, l’emarginazione del potere vescovile sull'egemonia politica della regione, e la volontà familiare di controllare in maniera diretta l’immenso patrimonio fondiario posseduto. L’insediamento a Quart porta la famiglia a edificare il castello verso la fine dell’XI secolo e a trasferirvisi definitivamente, lasciando Aosta, verso la fine del XII secolo inaugurando il castro come sede ufficiale della Signoria e vantando una rete di vassalli investiti di torri e terre. Nel 1378, estintasi la stirpe, i domini di Quart e della Valpelline entrano nella piena giurisdizione dei Savoia.

Lo stemma familiare dei De Porta Sancti Ursi.

L’ascesa della potente casata francese dei Savoia, interessata a consolidare la sua giurisdizione e ad espandersi in nuovi territori, influenzerà radicalmente gli equilibri di potere della regione creando contrasti politici, alleanze e conflitti militari.

In una valle contesa tra dominio e resistenza, i Savoia impongono il loro controllo, mentre le antiche casate locali lottano per la sopravvivenza. Castelli e torri diventano simboli di potere in una guerra silenziosa fatta di alleanze, tradimenti e conquiste.

Signoria di Oyace AD 1187

Oyace, Valle d’Aosta - 45°51′00.65″N 7°23′10.47″E

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La Sentinella della Valpelline

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Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3

Una valle in discordia

Il primo castello

La torre di Ayacy

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Tra XII e XIII secolo, la Valle d’Aosta era contesa tra signorie locali e Savoia, con torri e castelli simboli di potere in un territorio in trasformazione.

Dove oggi è visibile solo la rovina di una torre ottagonale, una volta sorgeva il castello dei Signori di Oyace, casata rurale della Valpelline.

Profilo ottagonale, accesso sopraelevato, tetto in laterizio  e dettagli costruttivi curati definiscono una fortificazione singolare e innovativa.

SENTINELLA OTTAGONALE

1/11

Costruita nel 1187, la torre di Ayacy è l’unica struttura difensiva a forma ottagonale presente in Valle d’Aosta. Eretta a quota 1477 metri slm al centro della vallata di Valpelline, consentiva un formidabile controllo sull’area fino alla frontiera con la Svizzera.

OSSERVAZIONE DIFENSIVA

2/11

Costruita in posizione dominante sopra un costone roccioso, la tornalla si sviluppa su quattro livelli, con 3 locali interni e una parte sommitale con funzione osservativa posta a oltre 12 metri di altezza dal suolo.

CINTA MURARIA

3/11

Originariamente, una cinta muraria di deterrenza proteggeva l’area limitrofa alla torre estendendosi fino ai margini del promontorio. Un robusto portone, posizionato con orientamento asimmetrico, consentiva di controllare gli accessi e aumentava le capacità difensive ostacolando un potenziale attacco frontale.

Arcatura

4/11

L’arcatura cieca sopra l’architrave ospitava una stesura perfettamente liscia di intonaco rossastro ricavato da polvere di laterizi mescolata a calce. La superficie risultante poteva ospitare delle decorazioni o lo stemma della casata proprietaria.

Accesso sopraelevato

5/11

Posta a sei metri di altezza, l’unica porta di accesso alla torre era raggiungibile soltanto con una scala a pioli o una soluzione in cordame. In caso di attacco nemico, questa condizione rendeva inaccessibile la torre.

Latrina

6/11

Ricavata nel ritaglio di una merlatura, la latrina consentiva un uso funzionale alle sentinelle durante le ronde prolungate. L’inusuale collocazione, esterna ai locali, rappresenta una scelta progettuale d’avanguardia evidenziando una particolare attenzione alle condizioni igieniche.

COPERTURA

7/11

Uno strato di cocciopesto, materiale edile ottenuto da un impasto di laterizio e calce, ricopriva interamente la superficie rendendola impermeabile e, grazie a una calcolata pendenza in fase di posa, facilitava il defluire delle piogge verso i doccioni.

Botola

8/11

L’area sommitale, con vista sull'intera vallata, era accessibile da una botola collegata ai locali inferiori tramite almeno due passaggi e relative scale poste tra l’immediato piano sottostante, di semplice passaggio, e il livello effettivo della porta di ingresso.

CONTROLLO ESTESO

9/11

Dal punto di vista morfologico, l’altura rocciosa scelta per la torre costituisce un poderoso sbarramento naturale posizionato proprio al centro dell’intero solco vallivo della Valpelline garantendo ottima visibilità.

IL TORRENTE BUTHIER

10/11

Oltre duecento metri più in basso, fra le ripide insenature rocciose sottostanti, scorre il torrente Buthier. Attraversato lo storico ponticello della Betenda, alla base del promontorio, il corso d’acqua cresce lungo l’intera valle fino a sfociare nella Dora Baltea, nei pressi della città di Aosta.

ottagono

10/11

L'ottagono rappresenta una forma universalmente nota nel Medioevo e una costante in architetture religiose e militari: collegato a edifici sacri, giunge dalla cultura ellenistica e diventa in epoca imperiale romana motivo in vari edifici di carattere monumentale trovando poi utilizzo nelle torri a difesa di porte di accesso e mura.

Una valle in discordia

il primo castello

la torre di ayacy

PORTA DELLA TORRE

La porta d'ingresso, collocata al centro del lato esposto a sud, è frutto in parte di un restauro di fine Ottocento. Tuttavia si riconoscono alcuni elementi originari che ne caratterizzano la particolare ricercatezza esecutiva. Solo nei piedritti e nell'arco che sovrasta l'architrave, sono impiegati dei blocchetti piuttosto regolari in gesso cristallino dal tipico colore bianco, frutto di un accurato

OYACE

Il progetto nasce per restituire la Torre di Oyace alla conoscenza di cittadini, studenti, ricercatori e turisti con l’obiettivo di espandere il potenziale narrativo del Medioevo in Valle d’Aosta in un’esperienza digitale immersiva con contenuti validati scientificamente. La ricostruzione della torre —come poteva apparire nel 1187— è stata accuratamente basata su rilievi archeologici e studi ricostruttivi effettuati da ricercatori professionisti con l'obiettivo di assicurare un’interpretazione del reperto archeologicamente corretta e una rappresentazione architettonica validata a livello storico-scientifico. Questo è il nostro omaggio alla Tornalla di Oyace.